AmbienteBlogIl riciclaggio della plastica: L’etichetta di TreeBale

19 Aprile 2019by Stefano Delleani0

La plastica è un elemento che dalle cronache odierne appare sempre più come uno dei demoni del nostro secolo e spesso non a torto. Tuttavia, è realmente la plastica il problema o è la mancanza di attenzione nel suo utilizzo? In questo articolo, riprendiamo il perchè delle scelta della nostra etichetta in PET e dell’importanza di separare l’etichetta dalla bottiglia.

Da dove origina la plastica

Se ci avete fatto caso, il nome “plastica” si rifà ad una fondamentale caratteristica di alcuni materiali:
la plasticità.

Fin dai tempi antichi, elementi come la creta e l’argilla potevano essere agevolmente modellati per ottenere, una volta asciutti, oggetti rigidi per uso domestico o creativo. In natura infatti, esistono diversi materiali con la capacità di mantenere la forma che gli viene impressa, ad esempio cera, resine, ambra, gomma arabica ma anche gusci di tartaruga e corni.

Il primo materiale plastico brevettato è stata la Parkesina, nel 1869, dal chimico inglese Alexander Parkes.

Da questa scoperta, John Hyat inventò la celluloide usando la canfora (una cera naturale), azoto e cellulosa. Inizialmente pensata per sostituire l’avorio delle palle da biliardo, la celluloide verrà utilizzata per molti oggetti di uso comune. La Kodak la userà persino per produrre la pellicola fotografica e cinematografica restando, tuttavia, facilmente infiammabile.

La prima vera e propria plastica di sintesi, cioè prodotta senza usare sostanze naturali, è stata invece la Bachelite prodotta nel 1910, la prima plastica termodurente usata ancora oggi per manici di pentole, interruttori ed elementi per auto.
Successivamente faranno la loro comparsa: il Polietilene, il materiale della pellicola che protegge i cibi, il nylon, usato per i tessuti, e il “moplen” usato per le vaschette dei prodotti alimentari. Oggi la tecnologia permette la sintesi di particolari tecnopolimeri usati per applicazioni sempre più sofisticate soprattutto nei laboratori clinici.

I materiali plastici più diffusi nei prodotti di consumo

La plastica è un polimero, ed è il risultato di circa un secolo di esperimenti in laboratorio. Proprio perché composta da monomeri differenti, nella pratica non esiste “la plastica”, ma materiali plastici differenti , esattamente come non esiste “la birra” ma tanti tipi di birra diversi.

  • il PE (polietilene): usato per la produzione di sacchetti, cassette, nastri adesivi, bottiglie, sacchi per la spazzatura, tubi, giocattoli, etc.
  • il PP (polipropilene): utilizzato per la produzione di oggetti per l’arredamento, contenitori per alimenti, flaconi per detersivi e prodotti per l’igiene personale, moquettes, mobili da giardino, etc.
  • il PVC (cloruro di polivinile): impiegato per la produzione di vaschette per le uova, tubazioni e pellicole isolanti tanto che lo si trova anche tra i muri di casa, nelle porte, nelle finestre o nelle piastrelle e, addirittura, nelle vesti di carte di credito
  • il PET (polietilene tereftalato): utilizzato soprattutto per le bottiglie di bibite e di acqua minerale, ma anche per la produzione di fibre sintetiche
  • il PS (polistirene o meglio noto come polistirolo): usato per produrre vaschette per alimenti, posate, piatti, tappi, etc.

(Simboli del riciclaggio dei diversi materiali plastici preso dal sito www.gestione-rifiuti.it)

La nostra etichetta

E’ uno sleeve in PET, ovvero un’etichetta plastica termoretraibile che si adatta alla forma della bottiglia.

Non svolge solo un semplice funzione estetica ma anche protettiva. Impedisce infatti ai raggi solari di filtrare dal vetro che, come risaputo, danneggiano le diverse componenti della birra, soprattutto i luppoli.

Inoltre è pensata per essere rimossa facilmente, in modo da separarla dal vetro senza utilizzare acqua e migliorare la possibilità di riciclo della bottiglia non macchiata dalle colle.

Il riciclaggio della plastica e il PET

Per degradare la plastica a livello ambientale occorrono tra i 100 e 1000 anni. Riciclare la plastica è quindi di fondamentale importanza sia per riutilizzarla come materia prima secondaria (MPS), sia perchè sfruttabile per produrre energia.

Il PET è tra le sostanze plastiche maggiormente riciclabili e dal quale è possibile ricavare tessuti industriali, imbottiture, pile, tappeti, moquette, lastre per imballaggi. Con il PET riciclato (rPET) inoltre, la normativa europea ha disciplinato anche la possibilità di ottenere nuovamente imballaggi a contatto con alimenti.

In conclusione

Le plastiche hanno in comune alcune caratteristiche ben precise: sono leggere, lavabili, economiche, malleabili, riproducibili in serie e particolarmente funzionali per la conservazione dei cibi.

La plastica quindi, non sembra un male in sé, ma la sua deresponsabilizzazione sì: non disperdiamola nell’ambiente e differenziamola in modo da poterla riciclare. Quando finiamo una bottiglie da 0,33 L TreeBale ricordamoci sempre di separare l’etichetta dalla bottiglia e di differenziare.

Per il momento, questa è la soluzione che abbiamo pensato come più rispettosa dell’ambiente e compatibile con le nostre risorse e le informazioni disponibili. Chissà che nel tempo non si riesca a fare sempre meglio in questa direzione e, se ci fossero idee e proposte, rimaniamo a disposizione per un dialogo.

Fonti e maggiori informazioni sulla plastica:

www.corepla.it

www.gestione-rifiuti.it

www.greenplanner.it

www.greeideatech.com

www.focus-junior.it/scienza/come-si-fa-plastica

 

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